Duplice omicidio a Pordenone, ecco l’agghiacciante confessione di Abdelhadi Lahmar

Le prime parole di Abdelhabi Lahmar nella telefonata alle forze dell’Ordine in cui confessa il barbaro assassinio a Pordenone

della moglie e della figlia di 7 anni la notte tra il 14 e 15 aprile

“Pronto, buonasera, ho ammazzato mia moglie e mia figlia”: sono queste le prime agghiaccianti parole pronunciate da Abdelhadi Lahmar, il marocchino di 39 anni che martedì notte ha ucciso la moglie Touria Errebaibi, di 30 anni, a colpi di accetta, e la figlioletta, di soli sei anni e mezzo, sgozzandola con un coltello. La chiamata arriva al 112 e l’operatore, alle 2.50 della notte, pensa forse a un mitomane in vena di fare scherzi. Ma non sarà così.

“Cos’ha fatto?”, chiede il carabiniere. “Ho ammazzato mia moglie e mia figlia”, dice l’uomo. “Ma sta scherzando?”, risponde incredulo il graduato dell’Arma che prende tempo e lascia in attesa il presunto assassino con lo scopo di allertare i colleghi. Nell’audio, diffuso in esclusiva dall’Ansa, la voce dell’assassino appare tranquilla, non tradisce emozioni per il crimine che ha commesso qualche giorno prima. Lucido, come lucida è la follia che l’ha portato ad ammazzare con un coltello e armi da taglio la moglie e la figlia. Dopo una breve attesa il carabiniere del 112 passa la comunicazione ai colleghi del 113 – competenti sull’ordine pubblico in quel tratto di città.

Mentre il secondo operatore, questa volta della Questura, richiede nuovamente i dati al marocchino, già una Squadra della Volante è praticamente fuori casa, mentre gli esperti della Squadra Mobile, coordinati dal commissario Massimo Olivotto, stanno lasciando la Questura a sirene spiegate per dirigersi in via San Vito 22/1, luogo dove Abdelhadi Lahmar ha detto di trovarsi. Nella seconda parte della telefonata, il marocchino dice che non sa il motivo per cui ha ucciso i congiunti – “non so perché l’ho fatto, non mi ricordo” – e confessa di averlo fatto con un coltello e un altro attrezzo di cui, tuttavia, non conosce il nome in italiano. Ripete di nuovo a via dove abita e l’operatore del 113. Quando riaggancia, invitato a farlo dall’operatore, che prima si è fatto dare il numero di telefono, per prendere ulteriore tempo, Lahmar si trova di fronte la prima pattuglia, a cui si consegna senza opporre resistenza.

La tragedia è avvenuta attorno alle 2.40 tra il 14 e 15 aprile scorso in un’abitazione di via San Vito a Pordenone: l’uomo al culmine di una lite familiare ha ucciso la moglie di 30 anni, Touria Errebaibi, e la figlioletta Hiba di appena 7 anni utilizzando un’accetta e un coltello da cucina. Poi ha chiamato la polizia, che lo ha arrestato dopo aver prima confessato al 112 il duplice omicidio.

 

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